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Allevamento bovini e transizione ecologica

Allevamento bovini e transizione ecologica

Le emissioni di gas serra in Italia provocate dall’agricoltura? Il 7,1%.  Quelle prodotte dal settore energetico sono l’80,5%. Nonostante questo, la zootecnia italiana è sotto attacco, vittima di visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori.

Gli allevatori, invece, sono pronti a cogliere la sfida del Green Deal europeo: chiedono solo strumenti e risorse adeguate per affrontare la transizione verde puntando su innovazione, ricerca e nuove tecnologie, con l’obiettivo di impattare sempre meno sul clima, ma tutelando al contempo competitività, reddito e qualità. Questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel corso del webinar “Allevamenti bovini e transizione ecologica”, che si è tenuto stamattina in un’azienda specializzata proprio nell’allevamento di bovini del Veneziano e che ha visto anche la partecipazione (in video) del ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli e del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e in presenza del presidente nazionale di Cia Dino Scanavino.

«Nonostante sia un settore strategico per l’economia nazionale – ha spiegato il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini - con un fatturato di 40 miliardi di euro e 270 mila imprese coinvolte tra produzione e trasformazione, e sebbene abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità, deve ancora scrollarsi di dosso questa immagine di settore non rispettoso dell’ambiente. Eppure negli ultimi 50 anni, dal 1970 al 2018, le emissioni in agricoltura sono calate del 40%, mentre in altri settori (trasporti, rifiuti, emissioni residenziali) si registra il segno più».
Passarini e gli ospiti del webinar snocciolano i numeri a suffragare la reale situazione: secondo la FAO, il comparto zootecnico a livello mondiale pesa per circa il 14% sul totale delle emissioni di CO2 equivalenti. Dati che si abbassano ancora se si considera solo l’Europa, dove l’incidenza degli allevamenti sulle emissioni complessive si colloca tra il 7% e il 10%. Ancora meglio fa l’Italia, dove le emissioni di CO2 della zootecnia rappresentano il 5,2% del totale, di cui meno del 4% imputabile alle filiere delle carni.

Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro (10 miliardi alla produzione e 20 nell’industria di trasformazione), che arriva a 40 miliardi includendo latte e uova. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. Oggi ci sono circa 140 mila aziende nazionali specializzate nell’allevamento bovino e il Veneto, con il 16% dei capi, è la seconda regione d’Italia (il Piemonte ha il 17%, la Lombardia l’11%).

«Tanti – aggiunge Passarini - sono gli elementi che hanno concorso negli anni a rendere la zootecnia sempre più sostenibile: dalla gestione degli allevamenti basata sul benessere animale alla riduzione dell’uso di antibiotici; dai programmi di selezione genetica, con le nuove possibilità offerte dalla genomica, all’alimentazione su misura e “di precisione”. Grazie all’aumento delle conoscenze scientifiche, oggi è possibile definire con accuratezza i fabbisogni nutrizionali degli animali, con l’effetto positivo di ridurre sia gli sprechi che le escrezioni di azoto. Sempre per limitare l’impatto ambientale, la zootecnia sta adottando il modello di economia circolare: dal campo al foraggio, dal foraggio all’alimentazione, dalle deiezioni animali ancora al campo, oppure alla produzione di energia tramite impianti di biogas».

Un esempio è proprio l’azienda di Eraclea che ha ospitato l’evento, gestita da Matteo Boso e dalla moglie Caterina Vio. «Sono lieto che l’evento si sia svolto nel mio ufficio – ha detto Boso, indicando la stalla – perché noi che abbiamo gli allevamenti non abbiamo nulla da nascondere, anzi abbiamo molto da far vedere e da condividere. Siamo passati da un’immagine bucolica dell’agricoltore con la forca in spalla che fa il riposino sul fieno a inquinatori terribili e maltrattori di animali. In realtà non siamo né l’una né l’altra cosa. Abbiamo a cuore il nostro lavoro, il territorio e anche gli animali che alleviamo. Il tema della transizione ecologica è di estrema attualità, c’è una sensibilità maggiore su questi temi. Ma noi non ce ne occupiamo da oggi, bensì da decenni. E i risultati che abbiamo ottenuto lo dimostrano. Abbiamo molta strada da fare, ma in 50 anni abbiamo abbattuto le nostre emissioni del 50%. Sicuramente è stata importante la normativa nitrati, la gestione dei reflui, le buone pratiche agricole. Qui abbiamo delle ventole che sono dei destratificatori, che diminuiscono l’umidità seccando le lettiere, con poca ammoniaca che va in atmosfera. Altro aspetto importante è quello delle agro-energie: abbiamo investito moltissimo sul fotovoltaico e sul biogas. Non dimentichiamo il risparmio idrico… Sono solo alcuni esempi di investimenti effettuati, di competenze acquisite, che dimostrano i passi avanti compiuti dalla zootecnia. Non è un traguardo, ma sicuramente partiamo da più avanti rispetto ad altri».

Sono stati illustrati tutti gli investimenti e gli accorgimenti che la rendono all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente.
«La sfida green vogliamo giocarla da protagonisti - ha ribadito il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- continuando a migliorare la qualità e la sostenibilità dei nostri allevamenti grazie alle nuove tecnologie, ma con una visione dell’agricoltura che tutela l’ambiente senza penalizzare la produzione». A tal fine, «bisogna identificare gli strumenti finanziari adeguati per sostenere economicamente gli allevatori che avranno bisogno di nuovi investimenti, sia strutturali che tecnologici, ad esempio per una migliore gestione e valorizzazione dei reflui zootecnici, così come per la produzione di energie rinnovabili. In questo senso - ha concluso Scanavino - l’adozione di incentivi e premialità agli allevatori per il sostegno agli investimenti nel settore, nell’ambito dei piani dello sviluppo rurale e della nuova Pac, potrebbe essere molto efficace. Una spinta necessaria per far cogliere e centrare al settore zootecnico la sfida del Green Deal».