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Migliaia di nutrie minacciano l’agricoltura

Migliaia di nutrie minacciano l’agricoltura, manca un piano di coordinamento

Cia Venezia: «Basta alle proroghe, occorre un piano operativo e sburocratizzato»

Costruiscono tane vicino alle arginature, le quali, inevitabilmente, cedono in caso di transito dei trattori e dei mezzi agricoli in generale. Alla perdita dei raccolti si aggiunge, dunque, un pericolo per l’agricoltore stesso e per l’intero equilibrio idrogeologico. Eppure di nutrie si parla sempre meno. «Da quando la gestione – conferma il presidente di Cia Venezia Paolo Quaggio – è passata dalle province o città metropolitane alle Regioni, si fa fatica a coordinare un vero piano di eradicazioni dei pericolosi roditori».

Da qualche anno – per la precisione dal 2016, con una modifica poi nel 2018 - una legge regionale dispone che il contenimento delle nutrie possa avvenire in vari modi: dall’utilizzo di armi da sparo al trappolaggio con successivo abbattimento dell’animale, fino alla sterilizzazione delle colonie. Gli unici autorizzati ad effettuare queste operazioni sono la polizia locale, gli agenti venatori volontari, le guardie giurate, gli operatori della vigilanza idraulica, i proprietari o conduttori dei fondi agricoli e i soggetti muniti di licenza per l’esercizio dell’attività venatoria.

A Concordia Sagittaria agricoltori e cittadini hanno organizzato una raccolta firme. «Ci sono migliaia di esemplari – conferma Marzia Corbetta – in tutta la zona della bonifica: Loncon, Sindacale… Ci sono anche delle zone protette, dove è vietato intervenire. Con tre parti l’anno, le colonie di nutrie stanno crescendo a dismisura. Abbiamo timore a girare in macchina, rischiamo di investirle e di provocare danni alle vetture. Sui campi le mietitrebbie devono muoversi con estrema attenzione: più di una volta il terreno è franato sotto il loro passaggio, a causa delle gallerie scavate dalle nutrie». Non va meglio con i cacciatori. «Stanno rinunciando tutti: ci sono vincoli di smaltimento che non stanno né in cielo né in terra. Come fai a dare un limite di 5 esemplari ad ettaro se di nutrie ce ne sono 5000?».

«Il piano triennale di gestione – aggiunge Mattia De Faveri, associato a Federcaccia – in scadenza il 31.12.2019, è stato prorogato prima al 31.12.2020 e adesso al 30 giugno di quest’anno. Ho notizia del fatto che sono state comprare trappole e congelatori nuovi, ma c’è bisogno di organizzazione. Bisogna snellire la burocrazia, impedire il fatto che se tengo una nutria in gabbia per più tempo del previsto (perché bisogna avere il tempo di smaltirle) possa essere accusato di maltrattamento di animali».

«Una nutria adulta – spiega Quaggio – è sostanzialmente erbivora e può consumare fino a 1,2 – 2,5 chilogrammi di cibo al giorno: mais, soia, granturco, insalate… Tutto viene distrutto. E dalle segnalazioni che abbiamo raccolto tra gli agricoltori e i cacciatori, ci rendiamo conto di quanto la situazione stia sfuggendo di mano. Per questo chiediamo agli enti preposti di riprendere il piano in mano, alla luce della proliferazione sul territorio, e di adottare soluzioni più consone per risolvere il problema. Una delle strade da percorrere potrebbe essere quella della sterilizzazione, su cui andrebbero investite risorse per la ricerca. Infine chiediamo un piano operativo efficace, sburocratizzato e soprattutto di immediata realizzazione».