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PAC 2028-2034

Riforma PAC 2028-2034

Le priorità di Cia per il futuro dell’agricoltura europea

La Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale, la competitività delle imprese agricole e la tutela delle aree rurali. Per questo motivo, la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) ha individuato sette priorità strategiche per costruire una riforma della PAC 2028-2034 capace di rispondere alle sfide del settore agricolo europeo.

La proposta presentata dalla Commissione Europea per la PAC post 2027 contiene infatti alcuni elementi che rischiano di ridurre il ruolo centrale dell’agricoltura nelle politiche comunitarie. Cia ritiene quindi necessario intervenire per garantire risorse adeguate, regole uniformi e maggiore sostegno agli agricoltori.

1. Difendere il budget della PAC
Per sostenere le imprese agricole e lo sviluppo delle aree rurali è indispensabile mantenere un bilancio autonomo e vincolato all’agricoltura. Le risorse della PAC non devono confluire in un fondo unico multisettoriale che potrebbe ridurre gli investimenti destinati al settore primario.
Cia chiede un aumento del budget di almeno il 50% rispetto alla proposta attuale, con adeguamento all’inflazione, per garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole europee.

2. No alla rinazionalizzazione della Politica Agricola Comune
La PAC deve continuare a essere una politica realmente comune per tutti gli Stati membri. Una maggiore flessibilità nazionale non deve tradursi in regole differenti e in disparità competitive tra gli agricoltori europei.
Difendere l’unità della PAC significa tutelare il mercato unico e assicurare condizioni eque per tutte le imprese agricole.

3. Sostegno agli agricoltori attivi
Gli aiuti diretti devono essere destinati prioritariamente agli agricoltori attivi, cioè a coloro che lavorano quotidianamente nelle aziende agricole e investono nello sviluppo delle proprie attività.
L’obiettivo è evitare che le risorse vengano distribuite sulla base del semplice possesso della terra, senza una reale attività produttiva.

4. Stop all’esclusione degli agricoltori pensionati
Secondo le ipotesi attualmente in discussione, dal 2032 gli agricoltori in età pensionabile potrebbero essere esclusi automaticamente dai pagamenti diretti della PAC.
Per Cia questa misura rischia di produrre effetti negativi soprattutto nelle aree rurali più fragili, favorendo l’abbandono dei terreni agricoli, la chiusura delle aziende e lo spopolamento dei territori, senza garantire un reale ricambio generazionale.

5. Maggiori risorse per i giovani agricoltori
Il ricambio generazionale rappresenta una delle principali sfide del settore agricolo. Per questo motivo è necessario destinare una quota minima obbligatoria delle risorse PAC ai giovani agricoltori.
Servono inoltre strumenti concreti per favorire l’insediamento, l’accesso al credito, gli investimenti, le startup agricole innovative e il passaggio generazionale nelle imprese.

6. Rafforzare la gestione del rischio in agricoltura
I cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici estremi, le fitopatie e le emergenze sanitarie stanno mettendo sempre più sotto pressione il settore agricolo.
La futura PAC deve rafforzare gli strumenti di gestione del rischio attraverso maggiori investimenti nella prevenzione, nell’assicurazione agevolata e nei sistemi mutualistici a tutela delle imprese agricole.

7. Più competitività per le filiere agroalimentari
L’agricoltura e l’agroalimentare devono poter accedere direttamente alle risorse del Fondo europeo per la competitività.
Le filiere agricole non possono essere escluse dai principali programmi europei dedicati alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo tecnologico, ma devono essere riconosciute come settori strategici per il futuro dell’Europa.

Le dichiarazioni del presidente nazionale di Cia Cristiano Fini
"La sopravvivenza della PAC dipende dalle scelte che verranno compiute oggi. Servono stabilità, regole certe e la consapevolezza che senza agricoltori non possono esistere né sicurezza alimentare né sicurezza ambientale per il futuro dell’Europa", ha dichiarato Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani.